«S​tartup e digitale cardini per futuro sostenibile» le dichiarazioni del presidente ANGI

Gabriele Ferreri, presidente dell’Associazione Nazionale Giovani Innovatori ha fatto chiarezza sul futuro per lo sviluppo economico.

«Conciliare l’innovazione tecnologica e la tutela dell’ambiente per progettare società ed economie migliori: è questa la vera sfida storica, che ci troviamo ad affrontare in questo momento ancora di emergenza, che rappresenta un’opportunità unica. Un mondo più sostenibile è anche un mondo resiliente e prospero, più forte di fronte alle crisi e innovativo nel modo di fare business».

«La crisi climatica e la rivoluzione digitale sono annoverate dagli storici fra i pochissimi avvenimenti degli ultimi anni che verranno studiati dalle generazioni future. Per questo è arrivata l’era del digitale: il digitale è infatti il più grande alleato della sostenibilità e non si può avere sostenibilità (ambientale, economica, sociale) senza le tecnologie digitali»

«L’attenzione a livello politico internazionale è alta: basti citare il Next Generation Eu, lo strumento per la ripartenza post-Covid che punta proprio su green e digitale – continua -. Le imprese, dal canto loro, sanno bene quali principi orientano oggi le scelte d’acquisto. I consumatori sono sempre più consapevoli del valore della sostenibilità e le aziende, per rispondere alle nuove attese, stanno da anni adottando strategie green, ripensando i modelli di business e dei processi. Al tempo stesso, l’innovazione digitale, in costante accelerazione, fornisce oggi un contributo essenziale alla costruzione di un futuro sostenibile. Pensiamo ad esempio alle smart city, o al settore agroalimentare, dove operano centinaia di start up impegnate nella ricerca di nuove soluzioni per ridurre gli sprechi e adottare modelli di economia circolare che puntano alla sostenibilità sociale e ambientale».

«Spetta ora ai governi europei mantenere gli impegni presi al fine di investire le risorse necessarie, ma anche le imprese devono fare la loro parte, e molte si sono impegnate, con iniziative e progetti nell’ambito della Corporate Social Responsibility. La finanza, dal canto suo, sta cambiando il rating dei progetti di investimento, puntando sulle metriche ESG. Le Tech Company, con le Big a fare da capofila (Google, Facebook, Amazon, Apple), ne hanno fatto una bandiera, e mentre proseguono sulla strada dell’innovazione, si impegnano in una collaborazione globale e multidisciplinare al comune obiettivo della sostenibilità. Il messaggio è chiaro: il business del futuro si farà coniugando innovazione tecnologica, sostenibilità, responsabilità sociale e inclusione. E non è un futuro lontano», conclude.

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Nuovo round di investimento da 312 milioni di dollari per GoCardless

GoCardless annuncia la chiusura di un un round di finanziamento di serie G del valore di ben 312 milioni di dollari, «diventando così l’ultimo unicorno tecnologico europeo e britannico con una valutazione di 2,1 miliardi di dollari».

L’investimento è stato guidato da Permira, ma al round hanno partecipato anche i nuovi investitori di BlackRock Private Equity Partners. Il finanziamento permetterà a GoCardless di consolidare la sua presenza nel settore open banking.

Si investe nell’innovazione

L’azienda ha dichiarato che dall’ultimo round di finanziamento a dicembre 2020, la valutazione della società è più che raddoppiata, mentre l’organico è cresciuto dell’85%.

GoCardless si sta concentrando nello sviluppo di prodotti di open banking, lanciando l’app Instant Bank Pay, che consiste in un nuovo modo per raccogliere pagamenti da banca a banca una tantum utilizzando l’open banking. Il loro mercato spazia tra Europa e Regno Unito ed ha alcune partnership anche oltreoceano.

Hiroki Takeuchi, co-fondatore e CEO di GoCardless, ha dichiarato «L’open banking cambierà il modo in cui i pagamenti avvengono in tutto il mondo. Sono lieto del supporto di partner come Permira e BlackRock Private Equity Partners».

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Investire in NFT, vantaggi e svantaggi

NFT -non-fungible token- rappresenta l’atto di proprietà e il certificato di autenticità scritto su Blockchain di un bene unico.

Come acquistare e investire un NFT

Per l’acquisto servirà un portafoglio crittografico (crypto wallet) compatibile con Ethereum e di un po’ di criptovaluta ETH per iniziare.
A questo punto andrà configurato il proprio portafoglio di criptovalute. È possibile aprire un crypto wallet su diverse piattaforme, come MetaMask, Binance, Coindesk. Conclusa la registrazione e l’apertura del portafoglio gli ETH dall’exchange vanno inviati all’indirizzo del portafoglio.

La compravendita di NFT avviene sui marketplace dedicati. Ci sono molte piattaforme NFT dove vendere, acquistare e sfogliare gli NFT creati dagli artisti, queste possono differenziarsi per facilità d’uso, commissioni, tipologia di NFT venduti e possibilità di usare solo criptovalute o anche valuta fiat per pagare. Accedervi è molto semplice, sarà sufficiente scegliere la piattaforma, entrare nel sito e navigare.
Facciamo un esempio pratico su come comprare NFT su OpenSea, la piattaforma per creare, vendere e acquistare NFT più grande e famosa al mondo. Ecco una guida passo per passo:

– Acquista ETH su un exchange
– Trasferisci i tuoi ETH in un portafoglio crittografico. Verrà generato un indirizzo di portafoglio univoco che utilizzerai per completare le transazioni
– Vai sul sito opensea.io e premi sull’icona dell’omino. Clicca su Profilo e segui le istruzioni per collegare il portafoglio crittografico a OpenSea.
– Se usi MetaMask per acquistare NFT devi installarlo sul tuo browser.

A questo punto il tuo account è pronto per l’uso. Per vedere gli NFT in vendita sulla piattaforma basta andare su Explore oppure digitare nella barra di ricerca il nome dell’oggetto, della collezione o dei creator che ti interessano. Su OpenSea gli NFT sono suddivisi per categorie: quelli più di tendenza, da collezione, musica, fotografia, sport e così via.

Trova l’NFT che ti interessa, premi il pulsante Buy Now se vuoi comprare o On Auction se vuoi partecipare all’asta facendo un’offerta.

I vantaggi e gli svantaggi di investire in NFT

Ciò che differenzia principalmente un NFT da una criptovaluta è che gli NFT sono token non fungibili, ovvero non ripetibili e perciò unici. Questo è sicuramente il vantaggio principale dell’investire in questo nuovo business, dal momento che un NFT acquistato ora – vista la sua natura unica – potrebbe nel tempo acquisire un certo valore ed essere rivenduto ad un prezzo più elevato.

Tuttavia, esiste anche un rovescio della medaglia. Innanzitutto c’è da precisare che, ad oggi, non esiste un metodo per verificare che il venditore di un NFT sia il legittimo proprietario dell’opera. Perciò è sempre utile accertarsi tramite i mezzi ufficiali dell’autore che si tratti davvero dell’originale e non di un “falso”. In secondo luogo, il mercato di NFT e criptovalute è ancora piuttosto giovane e soprattutto volatile.

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NFT, vediamo cosa sono i “non-fungible token” e come funzionano

NFT -non-fungible token- rappresenta l’atto di proprietà e il certificato di autenticità scritto su Blockchain di un bene unico.

COSA SONO

Negli ultimi mesi si parla sempre di più di NFT, un acronimo che significa non-fungible token (tradotto letteralmente: gettone non replicabile/fungibile). Si tratta di certificati “di proprietà” su opere digitali. Entrando nel dettaglio parliamo di un tipo speciale di token crittografico che rappresenta l’atto di proprietà e il certificato di autenticità scritto su Blockchain di un bene unico, digitale o fisico. Questi NFT non sono intercambiabili e si differenziano dunque dalle criptovalute che, invece, lo sono.

Gli NFT si utilizzano in applicazioni che richiedono oggetti digitali unici come per esempio cripto art, oggetti da collezione digitali e giochi online. Uno dei primi campi di utilizzo di NFT è appunto il mondo dell’arte, per la sua capacità di fornire prove di autenticità e di proprietà dell’arte digitale che senza di questi avrebbe dovuto fare i conti con il potenziale della riproduzione di massa e distribuzione non autorizzata sul web.

COME FUNZIONANO

Come spiega Agenda Digitale, l’acquisto di un’opera legata a un non-fungible token non è l’acquisto dell’opera in se, ma la possibilità di dimostrare un diritto sull’opera, garantito tramite uno smart contract. Prima di tutto bisogna creare la versione digitale dell’opera d’arte. Solitamente, si usa una foto digitale o una sua documentazione filmata e salvata in formato digitale che viene compressa in una sequenza, chiamata hash, e poi viene salvata su una blockchain. Questa operazione prevede dei costi variabili in base alle piattaforme che si utilizzano per completare l’operazione.

L’utilizzo di questi token ha aperto la strada a un mercato automatizzato di hash, in cui il creatore può usare il token per aggiungere al suo interno il proprio hash e quindi venderlo in cambio di un pagamento in criptovaluta. Dal momento che l’NFT tiene al suo interno traccia delle vendite dell’hash, in modo che risulta possibile tracciare i passaggi di mano fino al suo creatore, è possibile dimostrarne il possesso con una prova di autenticità e di proprietà dell’opera.

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Stanziati dal Mise 2,5 miliardi a CDP Venture Capital per startup e PMI innovative

Il ministero dello Sviluppo economico ha stanziato 2,5 miliardi di euro per sostenere investimenti destinati a startup e Pmi innovative, allo scopo di spronare e velocizzare i processi di transizione ecologica e digitale.

Le risorse sono state assegnate a Cdp Venture Capital Sgr, controllata al 70% dalla CDP – Cassa Depositi e Prestiti – . Queste avranno il compito di attirare nuovi investitori, nazionali ed internazionali, al fine di alimentare la crescita e lo sviluppo delle Venture Capital in Italia.

LE DICHIARAZIONI DEL MINISTRO GIANCARLO GIORGETTI:

“Sono molto soddisfatto per queste iniziative che arrivano dopo un lungo confronto, perché sviluppano una sinergia tra Mise e Cdp che può portare a risultati interessanti per lo sviluppo delle startup e delle piccole e medie imprese innovative. Vogliamo dare un segnale concreto, importante e immediato per accompagnare le imprese italiane verso la vittoria della sfida con la transizione ecologica che se non è affrontata con lungimiranza ed equilibrio lascerà sul suo percorso morti e feriti in termini di aziende chiuse e persone che restano senza lavoro. Dalla collaborazione già sperimentata con Cdp ci aspettiamo risultati importanti per lo sviluppo e la crescita dell’economia italiana”.

COME VERRANNO DISTRIBUITE LE RISORSE

Le nuove risorse verranno utilizzate a sostegno degli operatori del venture capital, attraverso diverse operazioni, tra cui:
– rafforzamento del sostegno alle startup nelle fasi iniziali anche attraverso poli di trasferimento tecnologico e programmi di accelerazione;
– potenziamento dell’attività di investimenti indiretti in fondi;
– promozione di iniziative a favore dei processi di transizione ecologica e digitale delle PMI italiane e delle filiere chiave;
– creazione di nuovi strumenti di equity e debito per le startup in fase avanzata di sviluppo;

La nuova dotazione CDP Venture Capital – che già nei suoi primi due anni di attività ha deliberato investimenti per circa 700 milioni – gli permetterà di consolidare il ruolo di principale player nel mercato nazionale, andando a stimolare un’ulteriore spinta all’intero settore delle startup e PMI innovative.


Incubatori startup: cosa sono e cosa offrono

Creare una nuova impresa è un processo che richiede finanziamenti, competenze ed un’efficace strategia di crescita. Allo scopo di agevolare lo sviluppo delle giovani realtà imprenditoriali, gli incubatori di startup giocano un ruolo decisivo.

 

Vediamo ora cosa sono gli incubatori e quali servizi offrono.

 

INCUBATORI: COSA SONO

 

Gli incubatori di startup sono organizzazioni che accelerano la nascita di un’impresa attraverso un processo sistematico, pensati per le fasi di avvio dell’attività. Si tratta di realtà che possono avere varia natura, infatti si distinguono incubatori pubblici, che sono la maggioranza, e quelli privati.

 

Gli incubatori pubblici si pongono l’obiettivo di favorire la competitività di determinati settori o aree geografiche, mentre quelli privati hanno spesso una finalità economica, perché possiedono una quota della società.

 

Solitamente gli incubatori d’impresa vengono divisi in quattro diverse categorie:

  • gli incubatori Business Innovation Center (BICs), pubblici e con l’obiettivo di stimolare la nascita delle imprese in un certo ambito o territorio.
  • gli incubatori universitari, anch’essi pubblici e legati all’ambiente universitario.
  • gli incubatori Corporate Private Incubator (CPIs), i quali sono privati poiché facenti capo ad una grande impresa la quale trae vantaggio dalla nascita e crescita di startup.
  • gli incubatori Independent Private Incubator (IPIs), i quali si avvicinano più ad un acceleratore d’impresa, termine che vedremo in seguito.

 

CHE COSA OFFRONO ALLE STARTUP IN NASCITA

 

Gli incubatori offrono alle neonate startup vari strumenti, di tipo materiale e intellettuale.

 

Ad esempio possono offrire una sede in cui operare, distinguendosi da un semplice coworking perché questo beneficio è affiancato da altre facilitazioni, come ad esempio consulenze strategiche in diverse materie, dal marketing alla gestione economica.

Attraverso un percorso di mentoring si arriva a sviluppare il business model ideale per la startup tenendo conto del settore nel quale l’impresa andrà ad operare.

 

Gli incubatori di imprese, inoltre, offrono il proprio supporto anche per ottenere gli incentivi per startup, che possono andare da finanziamenti a fondo perduto fino all’accesso a bandi per l’ottenimento di premi e riconoscimenti. Portano anche un aiuto nella ricerca di finanziamenti tramite l’organizzazione di incontri con investitori e possibili partner.

 

INCUBATORI VS ACCELERATORI: QUALE LA DIFFERENZA?

 

Come accennato precedentemente, oltre agli incubatori per startup esistono anche gli acceleratori per l’impresa. Ma cosa li differenzia dagli incubatori?

 

L’incubatore, come visto precedentemente, è rivolto a startup che in molti casi non sono nemmeno state formate e molto spesso vi si accede solo con la presentazione di una buona idea.

Nell’acceleratore di impresa, invece, entrano startup già avviate e che hanno bisogno di un aiuto per continuare a crescere. Per questo motivo la selezione per entrare all’interno di un acceleratore di impresa è molto più agguerrita.

 

Un’altra differenza è che l’acceleratore offre servizi a pagamento, mentre l’incubatore può anche essere gratuito.

 

INCUBATORE: COME ACCEDERVI?

 

Per potersi candidare a entrare a far parte di un incubatore è necessario presentare il proprio progetto, spiegando minuziosamente cosa si vuole fare e quali sono gli obiettivi che si vogliono raggiungere.

 

Ogni progetto viene valutato da un team di esperti a cui ogni incubatore fa riferimento e, nel caso in cui la domanda venga accolta, l’impresa entra a far parte dell’incubatore partendo da un percorso di affiancamento.


Le startup al centro della trasformazione digitale

Crescono in Italia le S&PMII, ovvero le startup e le PMI innovative, operanti sul territorio. Un aumento del 17,6% rispetto allo scorso anno. Con loro crescono anche il numero di soci (più di 70mila, +16,6% rispetto al 2020) e le quote di partecipazione dirette ed indirette con almeno 1% di capitale (quasi 110mila, +19,9%).

Questi numeri emergono dallo studio dell’Osservatorio Open Innovation e Corporate Venture Capital.

I NUMERI DEGLI INVESTIMENTI

Le startup e PMI innovative attive nel territorio ad Agosto 2021 sono 16108 (+2407 rispetto al 2020), di cui 13962 startup innovative e 2146 PMI innovative.

Gli investitori specializzati in innovazione sono nel capitale di 443 startup e 266 PMI innovative.

Quasi 5mila S&PMII (4752) hanno invece almeno un socio corporate (CVC) e nessun investitore specializzato in innovazione.

Rimangono prevalenti le partecipazioni dei cosiddetti 3F (family, friends & fools), con 10506 S&PMII con persone fisiche come soli soci. 

Delle circa 110 mila quote di partecipazione, più di 20 mila le quote di soggetti CVC (19%), per la precisione 14857 in startup e 5946 in PMI innovative. 

Continua quindi la crescita degli investitori CVC nelle imprese e startup innovative. Il motivo di questo è la posizione centrale di queste all’interno della trasformazione digitale in atto.

I RICAVI DELLE STARTUP E PMI INNOVATIVE

Nel 2020 si sono registrati più di 1,7 miliardi di euro di ricavi prodotti dalle startup innovative (13962), di cui quasi la metà generato da startup investite da CVC.

Le piccole medie imprese innovative, invece, nonostante siano solamente 2146, hanno registrato 1,4 miliardi di ricavi nello stesso periodo. Di queste, quasi due terzi hanno ricevuto investimenti da parte di soci corporate venture.

Questi numeri mostrano come sia fondamentale questo rapporto di “simbiosi” sia per le startup e imprese innovative che per le aziende che investono in esse, ottenendo capitali per sviluppare le proprie idee da un lato e lo sviluppo di nuove tecnologie e modelli di business tramite competenze ed idee esterne all’azienda dall’altro.

L’OPEN INNOVATION MODELLO FONDAMENTALE

Il termine Open Innovation nasce nel 2003 quando Henry Chesbrough, nel suo ormai celebre libro “Open Innovation: The New Imperative for Creating and Profiting from Technology” ha introdotto il concetto. Fino ad allora le aziende erano in gran parte preda dalla cosiddetta “sindrome NIH (Not Invented Here)”, che le spingeva ad applicare processi di innovazione “chiusa”, interna all’azienda.

Dal report appare evidente come molte aziende utilizzino il corporate venturing come strumento fra i più utilizzati per fare open innovation, ovvero individuare proposte innovative al di fuori del perimetro aziendale. Basti pensare che il fondo di corporate venture più attivo negli ultimi anni a livello globale è quello di Google, colosso del settore informatico.

Le aziende diventano degli incubatori o acceleratori per queste imprese e startup di tipo innovativo, permettendo la rapida trasformazione digitale in atto in Italia.


Ricerca personale

Il Gruppo Boldarino Holding sta cercando le seguenti figure : 

  • PROGRAMMATORI

La risorsa ha maturato almeno 1 anno di esperienza nel ruolo.

Conoscenza approfondita della programmazione ad oggetti e del pattern MVC.

Conoscenza del framework Yii2 (o similare)

Conoscenza di integrazione di API esterne (spedizioni, pagamento ecc…) all’interno del progetto.

Requisiti TecniciJavascript, HTML5, CSS3, PHP, MySQL, jQuery, Git, SQL

Verrá considerato un valore aggiunto la conoscenza di React / Vue e di tecnologie No-Sql come MongoDb / CosmosDb

  • SVILUPPATORI

Programmatore mobile App in React Native (Expo managed e bareflow) in grado di sviluppare nuove applicazioni e ottimizzare quelle già create.

I talenti che ricerchiamo devono avere una profonda conoscenza di React Native da almeno 1 anno e devono saper padroneggiare al meglio le REST API fornite dai nostri Backend.

Sarà considerato un valore aggiunto aver già pubblicato almeno un app su AppleStore e Google Play.

  • DIRETTORE CREATIVO

Esperienza di almeno 12 mesi e molta fantasia

  • DIRETTORE COMMERCIALE

Definire le strategie commerciali aziendali, i relativi budget annuali e le condizioni generali di vendita;

Farsi promotore di nuove opportunità commerciali e di marketing in linea con le disposizioni aziendali;

Organizzare la rete di vendita ottimizzando la presenza e l presidio dell’azienda nelle aree geografiche più interessanti sia in Italia sia all’estero;

  • IMPIEGATI AMMINISTRAZIONE
  • IMPIEGATI SEGRETERIA

Inviare il proprio CV a : risorseumane@gruppoboldarino.com

Tutte le posizioni sono aperte ad ambo i sessi.


Corona virus, crollano i mercati

Il rischio di pandemia da coronavirus spaventa i mercati. Per i mercati azionari globali è stata la peggiore settimana dal 2008, l’anno del crac di Lehman Brothers che innescò la crisi dei mutui. Secondo il Financial Times, le azioni in media hanno perso un decimo del loro valore in questi sette giorni, mentre per il Wsj in 6 giorni il solo S&P, cioè l’indice che raggruppa le 500 maggiori società Usa, ha bruciato 3.400 miliardi di dollari, cioè due circa volte il Pil dell’Italia.

Anche venerdì 28 febbraio le Borse europee sono andate a picco e in una sola giornata hanno bruciato oltre 320 miliardi di euro. Londra è arretrata del 3,11%, Milano del 3,58% (-22,5 miliardi di euro di capitalizzazione), Francoforte del 3,93% e Parigi del 3,38%. Tokyo ha perso il 3,7%. Wall Street ha invece limitato i danni in chiusura, con il Dow Jones in calo dell’1,33% e il Nasdaq a un soffio dalla parità dopo aver ceduto fino al 4% nel corso di una sessione, in seguito a una dichiarazione del presidente della Fed, Jerome Powell, che è stata interpretata come un’apertura a un taglio dei tassi.

Il coronavirus non è più un’emergenza prioritariamente cinese: per il terzo giorno consecutivo i dati di contagio fuori dalla Cina hanno superato quelli all’interno. Il virus, secondo l’Oms, si è diffuso in almeno 46 paesi e ormai non ha più confini. ​

L’indice della paura

L’indice Vix, il cosiddetto ‘indice della paura‘, una delle misure più attentamente osservate sulla volatilità dei listini, è salito oltre i 42 punti, al top dall’ottobre 2011 a dimostrazione dell’incertezza e dello spavento che regna sui mercati.

Il rendimento dei Treasury Usa a 10 anni è crollato di oltre un quarto di punto percentuale questa settimana, scendendo per la prima volta sotto l’1,2%. Un dato preoccupante, perché dimostra che in America gli investitori comprano titoli di Stato perché non si fidano più, in prospettiva, dei mercati azionari e della crescita economica, che pure finora non ha dato problemi.

Anche il rendimento del Bund tedesco è arretrato a -0,620%, mentre lo spread tra Btp e Bund si è mantenuto a quota 170, dopo un top a 182 punti. In compenso il prezzo dell’oro è calato a picco ed è sceso del 3,5% a 1.588 dollari l’oncia.

La discesa è arrivata a pochi giorni dal rally che aveva spinto il prezzo del metallo giallo a quasi 1.700 dollari. A farlo scendere è il calo dei consumi, specie in Cina, che batte nettamente la spinta ad acquistarlo come bene rifugio.

Petrolio ai minimi da 14 mesi

L’euro è andato in rally, sorpassando quota 1,10 dollari. Un  rialzo legato al carry trading. In pratica ​gli investitori questa settimana hanno preso in prestito euro a basso costo per investire in attività più rischiose e ora, spaventati dalle turbolenze di mercato, stanno vendendo quelle attività e riacquistano euro. Continua a sprofondare il prezzo del petrolio, con il Wti in discesa del 4,5% sotto i 45 dollari al barile, il minimo da 14 mesi.

“Il mercato sta rapidamente valutando uno scenario terribile, paragonabile a quello che abbiamo visto in Cina”, afferma al Ft Tai Hui, capo stratega per il mercato asiatico di JPMorgan Asset Management. Peter Dixon, economista di Commerzbank, spiega al Wsj che il calo attuale è più simile al crollo del 2000 che alla crisi finanziaria globale del 2008-2009, innescata dal fallimento di Lehman Brothers.

“È un tipo diverso di evento perché stiamo reagendo a ciò che potrebbe accadere, mentre nell’ultima grande crisi stavamo reagendo a ciò che stava realmente accadendo. È quasi impossibile per investitori e analisti fare previsioni sensate su ciò che potrebbe accadere: siamo ciechi”.


borse europee deboli

Borse europee deboli

Le principali Borse europee hanno aperto la seduta all’insegna della debolezza a causa delle incertezze sulla Brexit. L’indice Stoxx 600 cede lo 0,3%, il Dax30 di Francoforte lo 0,1%, il Cac40 di Parigi lo 0,1%, il Ftse100 di Londra lo 0,2% e l’Ibex35 di Madrid lo 0,4%. La Gran Bretagna intende rendere illegale per il parlamento estendere il processo di transizione con l’Ue oltre la fine del 2020.

Tra i titoli in evidenza Unilever -5%. Il colosso alimentare ha annunciato che non raggiungerà i target 2019 di crescita delle vendite underlying e che per il 2020 prevede un risultato nella parte bassa della forchetta. Il gruppo anglo-olandese dei beni di largo consumo ha spiegato di attendersi per l’esercizio in chiusura una performance leggermente peggiore rispetto alla guidance di una crescita nella parte bassa del 3% -5% che è il target del gruppo su base pluriennale.

Accor +1%. Il gruppo alberghiero ha annunciato che restituirà ai propri azionisti un miliardo di euro nei prossimi 24 mesi.
Ingenico +0,5%. AlphaValue ha alzato il target price sul titolo del gruppo dei pagamenti elettronici a 106 euro.
Lloyds Banking Group e Royal Bank of Scotland perdono rispettivamente il 4% ed il 3,5%.
Le due banche britanniche hanno superato, senza però convincere pienamente gli investitori, gli stress test della Bank of England.